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21 aprile 2004
“RIVOLUZIONE DEI GAROFANI” E MARXISMO CULTURALE
Il 2004-04-21 il giornale “LA REPUBBLICA” dedica tutta una colona della prima pagina e tre dell’interno alla “RIVOLUZIONE DEI GAROFANI” del 1974-04-25 al Portogallo. Fra i nomi: José Saramago, Antonio Tabucchi, due scrittori famosi di sinistra.
José Saramago, premio Nobel per la Letteratura 1998, comunista convitto, è diventato vice direttore dal giornale più salazarista del vecchio regime: “DIARIO DE NOTICIAS”.
Ricordo che si raccontava questa barzelletta: Dal giornalaio uno domanda se ha “Avante”, (il giornale del PCP, Partito Comunista Portoghese). Il giornalaio risponde: No, pero ho “Diario de Noticias” dello stesso partito.
Marxismo o anti-marxismo? Mi sembra che al contrario di quello che diceva Marx, che le infra-strutture determinano la sovrastruttura culturale, in questo caso è stato il contrario.
Saramago, (con la moglie Pilar del Río, chiaramente riconoscibile da un adesivo sui revers della giacca con scritto: “NO ALLA GUERRA”), scatena applausi a Milano quando ringrazia i milioni di italiani che sono scesi in piazza il 15 febbraio per protestare contro la guerra. Saramago prega la Pace contro gli Stati Uniti perché hanno basi militari in quasi tutti i paesi del mondo mentre nessun paese ha una sola base negli Stati Uniti.
Curioso come se parla dei 11.000 morti Angola con la guerra coloniale portoghese e non si parla dei 2.000.000 di morti nella sequenza del “pacifismo” o dopo il potere dato ai comunisti. I soldati portoghesi cederanno il posto i cubani russi e della DDR, molti civili saranno uccisi o lascieranno tutto per andare al Portogallo o in Africa del Sud.

Antonio Tabucchi, autore del libro “Sostiene Pereira”, ambientato a Lisbona nell’anno 1938, con la dittatura di Salazar, sembra continuare il messaggio della sinistra per Irak, come se Berlusconi, alito di USA, fosse colonialista come Salazar.
“Sostiene Pereira” appare in Italia quando Berlusconi va al potere ed è subito applaudito dalla critica.
Pereira, nel personaggio del “direttore” della pagina culturale, scrive di personaggi apparentemente solo per interesse culturale, senza avere niente a che fare con la politica, però basta che siano di un popolo di sinistra o opposto al regime di Salazar per essere applauditi della opposizione e criticati dal direttore. Il direttore di Pereira non gli permetteva di parlare male degli amici di Salazar, sopratutto degli USA. Oggi è popolare parlare male di USA: si legge mille volte che gli USA ha venduto armi a Saddam però si dimentica che la maggior parte delle armi era sovietica o francese. Si parla mille volte del Vietnam però poco dell’Angola dove i morti dopo il “pacifismo” portoghese sono stati tre volte di più.
Il Vietnam è presentato come simbolo della sconfitta di USA. La rivoluzione Russa, con 100 milioni di morti e la miseria che si vede, continua ad essere presentata come una vittoria. Anche il giornale “LA REPUBBLICA” del 21 aprile 2004, p. 39 pubblica una foto dove si vede Lenin al lato di Marx come eroe della rivoluzione del Portogallo.
Io in quel momento studiavo marxismo all’ università e ho avuto l’impressione che quello che passava nella pratica era il contrario della teoria marxista: un esercito ha fatto una rivoluzione con l’appoggio popolare però la cultura era diventata comunista in uno paese con struttura capitalista. Sandro Viola scrive a p. 40: “… Tutti i poteri a un Consiglio della Rivoluzione, capeggiato dal maggiore Vasco Gonçalves, i cui componenti nutrivano una sola incertezza: se seguire la linea Fidel Castro, o quella di Mao Zedong. La festa mobile s’ era ormai incupita. I banchieri in galera, le espropriazioni condotte da pattuglie dell’ esercito, il giornale socialista “REPUBLICA”chiuso d’ autorità e senza spiegazione” ... “Iniziava le sue attività l’ associazione Portogallo-Albania per fare conoscere “I GLORIOSI TRAGUARDI RAGGIUNTI DAL POPOLO ALBANESE SOTTO LA GUIDA DEL COMPAGNO ENVER HODJA”.”
Albania: simbolo della criminalità e della miseria comunista
Albania, stato potente all'inizio del secondo millennio a.c. ridotta in schiavitù, dell'impero romano e dell'impero d'Oriente, diventa il primo stato feudale albanese della storia.
Nei secoli successivi fu teatro di accese rivalità per il suo possesso tra i Bulgari, Veneziani, Svevi, Angioini, Turchi, ... L'Italia, la Grecia e vari altri paesi occuparono l'Albania, la cui indipendenza fu riconosciuta finalmente nel 1920.
Continue crisi interne laceravano però il paese: nel 1924 si scatenò la rivoluzione democratico-borghese contro i latifondisti reazionari e pochi mesi salì al potere un governo progressista.
La controrivoluzione non si fece attendere e il governo democratico fu rovesciato dai reazionari guidati da Ahmet Zogu, che si fece eleggere nel 1925 presidente della repubblica e nel 1928 si proclamò re (in realtà con poteri dittatoriali).
Sotto questo regime, l'Albania continuò ad essere il paese più arretrato d'Europa: nel 1938 l' 80% della popolazione viveva di agricoltura; l' istruzione universitaria e le istituzioni culturali mancavano del tutto; non esisteva assistenza sanitaria; la malaria era una malattia sociale; l' età media era di 38 anni.
Nell'aprile del 1939 l’Albania fu occupata dalle truppe di Mussolini.
Contro di lui gli Albanesi opposero una resistenza eroica, mentre si creava un tessuto di nuclei partigiani e intellettuali socialisti che nel 1941, sotto la guida di Enver Hoxha, e in clandestinità, fondarono il partito comunista albanese.
Dopo il ritiro delle truppe tedesche (proclamazione della liberazione il 29 novembre 1944, festa nazionale), Hoxha proclamò l'11 febbraio 1945 la Repubblica Popolare d'Albania.
Hoxha comincia alleanza e rotture – anche clamorose - con i paesi comunisti “fratelli”.
Fino al 1948 vi fu un'unione doganale e monetaria con la Jugoslavia, ma la rottura tra la Jugoslavia e l'Unione Sovietica spinse l'Albania unicamente e decisamente verso l'URSS. Con la destalinizzazione, avviata nell'URSS a partire dal 1956, i rapporti tra i due stati si raffreddarono e dopo una rottura definitiva, avvenuta nel 1961, l'Albania si avvicinò alla repubblica Popolare Cinese. L'invasione di truppe sovietiche in Cecoslovacchia nel 1968 determinò l'uscita dell'Albania dal patto di Varsavia. Nel 1977-78 l'Albania (che nel frattempo si era completamente isolata dall'Europa), dissentendo dall'orientamento pragmatico adottato da Pechino, prese le distanze anche dalla Cina. Hoxha guidò la rinascita del paese con pugno di ferro, elaborando una costituzione di forte stampo stalinista, bandendo la proprietà privata e la possibilità di professare una fede, liberandosi senza scrupoli degli avversari politici, e dando vita alla Segurimi, la temibile polizia di stato con compiti di spionaggio (pare vi fosse coinvolta quasi la metà della popolazione).
Per il terrore di possibili invasioni, ricoprì il territorio di bunker di cemento, oggi diroccati ricoveri di nomadi e animali.
Con l’apertura delle frontiere Albania è diventata per Italia il simbolo della criminalità e della miseria comunista.
(Fonte: http://www.eda.admin.ch/eda/i/tool/cont_travad/alban ).


Ricordo che nei cinema faceva ridere con gran successo un film d’Eduardo Geada con il titolo: “DEUS PATRIA E AUTORIDADE” che era quasi come il programma della RAI3 “Blog” con pezzi dei discorsi di Salazar, ex-presidenti, cardinali e politici del vecchio regime. Quello mi ha fatto pensare come le cose serie in un contesto differente possano diventare ridicole.
Come si spiega questa importanza data alla rivoluzione dal Portogallo? Come “Sostiene Pereira” nel libro di Tabucchi per in senso inverso: nel tempo di Salazar non si poteva parlare contro gli USA e adesso diventa popolare tutto quello che è contro? Però gli italiani non devono agli USA il fatto di non essere come Albania, Ungheria o Cecoslovacchia? Perché “LA REPUBBLICA” del 22 aprile dà nei titoli di prima pagina “LA STRAGE DEI BAMBINI”? Perché, è colpa degli americani? Per metterla al lato del nome di Berlusconi ad associare entrambi? Quante stragi di bambini ha fatto Saddam senza nessuna prima pagina?
In questo contesto appare un sondaggio d’opinione:

“RESTARE IN IRAQ O NO?

Il premier spagnolo Zapatero ha deciso il ritiro immediato delle truppe spagnole dall’Iraq. Il nuovo governo socialista ha valutato che sarebbe inutile attendere il 30 giugno e ha accelerato i tempi ponendo il problema a tutti i paesi della Ue. Secondo voi, cosa dovrebbe fare l’Italia?
1. Ritirare subito il suo contingente come ha fatto la Spagna 60%

2. Attendere fino al 30 giugno e poi decidere 27%

3. Restare fino all’effettiva stabilizzazione dell’Iraq 13%


72489 voti alle 10:31
sondaggio aperto alle 12:27 del 19-04-2004



AVVERTENZA
I sondaggi online di Repubblica.it non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.” (Fonte: http://www.repubblica.it/speciale/poll/restare.html ).
Curioso come il 2004-04-21 in questo sondaggio solo 10% era d’opinione di restare in Iraq e al programma tv “ICEBERG” è passato di 49% a 51%. Non solo il sondaggio è condizionato per tutta una informazione contraria a Berlusconi come serve per condizionare opinione contraria al governo.
Curioso come nella stampa italiana, (e quasi tutta Occidentale), si presenta il Vietnam come una vergogna per USA e dei soldati cubani, russi e de DDR in Angola e Mozambico o non si parla o si presenta come eroismo. Nella stampa italiana ho letto l’opinione di Fidel Castro come eroe per la sua presenza in Angola anche dopo la sconfitta della Russia e rifiutando la proposta americana di ritirare l’embargo economico in cambio del ritiro delle truppe d’Angola e Mozambico. La presenza cubana o russa è meglio di quell’americana? La differenza si vede bene nelle due parti di Germania adesso unite che dopo tanti ani continuano con le due influenze: l’ex-DDR non è più povero, più criminale e più nazista?
Però al contrario delle dittature, sia quella di Salazar sia quella di Vasco Gonçalves dopo la rivoluzione, oggi in Italia e in quasi tutte democrazie esistano differenti mezzi d’informazione e il pubblico finisce per ascoltare quello che ha più merito o corrisponde migliore alle sue emozioni. E qui mi sembra la debolezza delle democrazie: un fatto emozionale può condizionare di più che uno razionale.
In Italia ho visto più protesti per la condanna a morte di un solo criminale assassino in USA che per milione di condannati per opinioni in Russia, Cina o paesi islamici.



permalink | inviato da il 21/4/2004 alle 13:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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