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15 febbraio 2006
Tenco e giustizia o stupidità?

            Un morto da quasi 40 anni occupa prime pagine di giornali, Tg e periti della giustizia. Con 10.000 processi attuali archiviati, con un milione di crimine attuale ad andare in prescrizione questi vecchi della vecchia giustizia cercano un minuto di celebrità per un morto famoso 40 anni fa? Non sarebbe meglio occuparsi dei crimine attuali? Hanno paura della mafia, camorra e criminalità preferendo occuparsi dei morti de 40 anni fa? Non sarebbe meglio se questi super investigatori se occupassero del presente?

Invitto questi vecchi della vecchia giustizia a leggere questo testo rubato da Famiglia Cristiano on line:

“COME COMBATTERE LA DELINQUENZA E IL DEGRADO DI MOLTE CITTÀ DEL SUD?

«Napoli e Scampia», dice la lettrice, «sono fucine per il volontariato e la solidarietà. Ma quello che ci penalizza è la tolleranza che le autorità hanno verso sfaticati, ladri e prepotenti»…. Le scrivo per esprimere la grande rabbia e delusione che ho dentro di me per tutto ciò che sta succedendo a Napoli e per come siamo considerati e trattati noi abitanti di Scampia. Invano ho cercato su Famiglia Cristiana un articolo che parlasse di noi e di quanto ci sta accadendo. Sul vostro giornale c’è orgoglio per la grande festa della prima della Scala ricostruita, e con gioia partecipo anch’io a questa bella notizia. Ma come si fa a non soffrire con chi è nel dolore e nell’angoscia, dimostrando la stessa partecipazione anche per i nostri sentimenti?

Napoli, in particolare Scampia, è fucina sempre in attività per il volontariato e la solidarietà. Ciò che ci penalizza è un’amministrazione sempre pronta all’assistenzialismo verso gli sfaticati e i prepotenti, e a dare lavoro ai cosiddetti disoccupati che ogni giorno mettono in ginocchio la città; pronta a dare una casa a quanti occupano edifici senza averne diritto. E poi far pagare di più chi, con sacrifici di una vita, ha comprato una casa e paga il mutuo, l’Ici, la tassa per la spazzatura (la più alta d’Italia, ma le nostre strade sono le più sporche) e l’assicurazione dell’auto (anch’essa molto alta: in fondo, è più facile far pagare di più gli onesti che colpire quelli che denunciano falsi incidenti). La corruzione è questa: tutti sanno bene chi sono e dove vivono gli spacciatori e i camorristi, ma nessuno li tocca.

Oggi i nostri amministratori vogliono far credere che si sono svegliati e hanno aperto gli occhi, ma temo che questo sarà per loro un’ennesima occasione per riempirsi le tasche. Noi vogliamo camminare liberi per la strada e il compito delle autorità dev’essere quello di mettere dentro gli spacciatori, gli assassini, i ladri e far sì che scontino una giusta pena, non che escano dopo qualche giorno. È facile buttare la croce addosso a chi non può difendersi: i giornali e le televisioni ci hanno messo una corona di spine in testa, sputandoci continuamente in faccia. Ma ci siamo anche noi, famiglie cristiane, che abbiamo fame e sete di giustizia.

Una catechista   

... Ci sono comunità peccatrici, stili di convivenza peccaminosi che tutti, consapevolmente o no, contribuiamo ad alimentare. La nostra lettrice di Napoli fa udire un grido di dolore da quell’inferno invivibile, in cui i "malvagi" prosperano e i "giusti" sopravvivono a stento.

L’aspetto più deprimente della situazione è che la virtù individuale non basta a contrastare il peccato, quando è diventato sistemico. Le persone singole, le famiglie cristiane che – come dice la lettrice – «hanno fame e sete di giustizia» non riescono a modificare un modo di vivere generale nel quale fanno premio l’ingiustizia e la prevaricazione.

… con il loro silenzio contribuiscono a mantenere in sella i criminali. Chi vive al di fuori di quell’ambiente si stupisce, per esempio, delle bocche cucite, del silenzio che protegge camorristi e delinquenti. Forse, non ci si rende conto che una denuncia o una testimonianza in tribunale, che altrove sono atti di semplice civismo, in certe situazioni degradate diventano gesta di eroismo. E quand’anche uno volesse mettere a repentaglio sé stesso, non può rischiare di esporre la propria famiglia, i propri figli. È una pessima società quella in cui, per essere buoni cittadini, bisogna essere eroi.

Situazioni di degrado della convivenza sociale come quella descritta ci impediscono di far ricorso, ancora una volta, ai luoghi comuni qualunquistici contro il potere. Ci rendiamo conto che il potere è necessario. Jus corrigendi, si dice in latino; in pratica, l’uso della repressione per punire comportamenti che violano i diritti altrui: la vita, la proprietà, la sicurezza. Se la politica è latitante, la convivenza si disgrega.

Ma l’uso del Codice penale non basta. C’è una prigione invisibile, senza sbarre ma non meno reale, costituita dalla povertà, dalla disoccupazione e dalla mancanza di futuro e speranza. Una prigione immensa, che ha i confini stessi di Scampia e degli altri quartieri della zona vesuviana. I delinquenti che ci vivono scorrazzano dentro in macchina o in moto, ma sanno che – dal punto di vista del riscatto sociale – non ne possono uscire. Senza alcuna ombra di giustificazione, va detto che i loro comportamenti sono anche gesti di disperati, prodotti della grande prigione che è la loro vita.

Dobbiamo partire da un’analisi severa della situazione globale che riguarda il Napoletano, ma anche altre parti del Sud d’Italia, … ci rivolgiamo allo Stato. Perché senza ciò che può e deve fare lo Stato, questi discorsi sono velleitari. Perché senza le virtù pubbliche, quelle private sono destinate a soccombere.

 D.A.

http://www.stpauls.it/fc/0607fc/0607fchp.htm




permalink | inviato da il 15/2/2006 alle 8:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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