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CULTURA
20 ottobre 2011
Don Ciotti, Libera, Berlusconi, Governo, politica, giustizia, cultura, volontariato e antimafia all’italiana
Ho l’impressione che l’antimafia di Don Ciotti e Libera sia molto volte anti- Berlusconi e questo governo, (1). Non so se ha ragione. Ma so che di una collaborazione fra Don Ciotti, Libera, Berlusconi, questo governo, politica, giustizia, cultura e volontariato può risultare migliore antimafia che l’antimafia delle parole contro la migliore antimafia dei fatti. Nei fatti più importanti, nel sequestro delle fortune dei mafiosi, non è stato questo il migliore governo? Non è stato il primo ad avere l’intelligenza e creatività di collocare l’esercito a fianco delle forze dell’ordine contro la mafia? Se non se sono sequestrato più non sarà colpa di pochi “piccoli” magistrati condizionati dei grandi avvocati dei mafiosi e populismo dell’opinione pubblica con la priorità a Ruby e al sesso di Berlusconi mentre peggiori mafiosi hanno preferenze nei 95% dei processi o sono scarcerati per mancanza di tempo di scrivere una sentenza?

(1) Della newsleter di Libera ho selezionato quello che mi sembra più importante per una migliore antimafia:
DON CIOTTI: "Il nuovo codice antimafia che entrerà in vigore è un preoccupante passo indietro... è certamente un segnale chiaro
alle mafie... una prescrizione breve anche dei beni confiscati. Ci sono norme che complicano terribilmente
la vita degli amministratori dei beni. Una riguarda la prescrizione che decreta
la decadenza automatica del provvedimento di confisca se entro 18 mesi
una sentenza d’appello non conferma il primo grado. Sappiamo bene che quei
signori possono permettersi ottimi avvocati che sanno molto bene come fare
scadere il tempo.I beni confiscati e restituiti alla collettività uniscono etica
ed estetica, ... fatti concreti, non parole e promesse non mantenute. Siamo in presenza di una mafia sempre
piu’ civile ed una società civile sempre piu’ mafiosa. C’è urgenza di alzare
allarme sull’insediamento e non solo sulle infiltrazioni delle mafie nel tessuto
economico del nord. ... L’impegno politico, in senso lato, deve
appartenere a tutti: è l’impegno per il bene comune... Ai sindaci del nord chiediamo di attrezzarsi
contro la criminalità, guardando la passione del nostro lavoro. A Fassino
chiediamo di istituire una commissione antimafia comunale, per lavorare
insieme coralmente. La corruzione e mafie sono due facce della stessa medaglia..."

Bottega dei Sapori e dei Saperi
della Legalità, ... si propone in due anni di
attività di contribuire alla crescita
sociale del territorio siciliano. Le
principali azioni favoriranno la valorizzazione
dei beni confiscati, la
diffusione di percorsi di educazione
alla legalità, il potenziamento di reti
relazionali e l’integrazione socioculturale
di giovani immigrati.

Libera Formazione
Nell’ambito delle attività di formazione
di Libera è indetto per il sesto
anno consecutivo il concorso
“Regoliamoci!”, proposto da Libera
in collaborazione con il Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca... si propone di far
riflettere e lavorare gli studenti di diverse
età sul tema generale del bene
comune... Se la cittadinanza
è attiva e sente una forte adesione al
proprio contesto di appartenenza, si
creano gli anticorpi alla cultura del
privilegio, presupposto al dilagare
delle mafie.

Le parole e la bellezza per vincere la mafia...
“AMMAZZATECI TUTTI”
dopo l’omicidio del politico Francesco
Fortugno; dal pulpito comminò
coraggiosamente la scomunica contro
le cosche che avevano avvelenato
l’acqua delle falde che irrigavano le
serre di diverse migliaia di piantine
di lamponi appartenenti a una delle
cooperative più attive della Locride...
l’ambiguità di un potere criminale
che s’insinua nell’atteggiamento di
chi paga al bar, nell’ostentazione della
ricchezza, nelle faide quasi sempre
decise dalle donne, nel rischio di connivenza fra chiesa e clan mafiosi – a
tante storie positive di cooperazione,
di collaborazione con le associazioni
anti-racket, con realtà culturali ed
educative come Libera e con molte
persone coraggiose che gettano semi
di civiltà, facendo spesso le veci di
uno Stato che latita o non c’è più.
Scrive mons. Bregantini: «Dobbiamo
credere che se il bene avanza la mafia arretra. Dobbiamo vivere i valori
del bello. Dobbiamo seminare parole
capaci di estirpare l’omertà, la menzogna
e la paura, per far attecchire
un modo diverso di guardare le cose,
anche per chi è cresciuto nella cultura
mafiosa senza conoscerne un’altra.

Era il 1992. Gli anni delle stragi di
mafia. Capaci e Via D’Amelio, Falcone
e Borsellino. Gli anni di quella
trattativa con pezzi deviati dello
Stato della quale proprio in questi
giorni ha ripreso a parlare Giovanni
Brusca. La guerra allo Stato però
doveva continuare. A Totò Riina non
piaceva il regime del carcere duro
e così ordinò ai suoi di dare una
“lezione” agli agenti di polizia penitenziaria
perché capissero che i boss
detenuti andavano comunque rispettati.
Bisognava uccidere, dunque,
almeno un’agente per ogni carcere
della Sicilia. In quello di Agrigento
prestava servizio il sovraintendente
Pasquale di Lorenzo, casertano di
origine ma lucano di adozione... fu ritrovato
cadavere...  l’inchiesta era stata anche
archiviata: come spesso accade nelle
storie di mafia, come spesso accade
quando un omicidio nasconde ben
altre verità. Pasquale, invece, ha
ottenuto giustizia perché un collaboratore
di giustizia ha svelato la verità.
Ma quante vittime innocenti di quella
Strage non avranno mai giustizia
perché nessuno ha mai raccontato di
loro? ... come si pensa di voler
davvero fare guerra alle mafie se i
collaboratori di giustizia vengono sistematicamente
discreditati o messi
tutti nello stesso calderone? “In questa crisi i più poveri pagano il prezzo più alto” Prete e indignato, don Tonio
Dell’Olio, responsabile Libera internazionale,
membro di Pax Christi,
Cipax, Tavola della Pace, sarà in
piazza sabato nella giornata dell’indignazione.
Di quel sentimento «che
più di ogni altro unisce in questo
moment i quattro angoli del mondo,
comprese le capitali dell’economia
internazionale - spiega - non bisogna
avere paura». L’unica cosa da
temere è la violenza: «Nemica di chi
vuole bene a questo movimento».
Come nel 2001, siamo di nuovo
davanti a un movimento globale?
«Non c’è dubbio. Oggi si percepisce
in maniera più chiara e dolente che
la crisi ha carattere internazionale e
che non può che trovare risposte a
livello internazionale... «È il sentimento globale che provi
quando vedi che si stanno trovando
per cercare di uscire dalla crisi o
per attenuarne gli effetti che sono
peggiori del danno. Tutte le analisi individuano nella finanza di carta la responsabilità della crisi, ma di fatto
la finanza non viene toccata nemmeno
con una tassa sulle transazio ni finanziarie, e al contrario i ceti deboli, la parte più vulnerabile della
società paga il costo più alto. Questo
minimo genera indignazione».
Indignazione che potrebbe sfociare
in violenza? «Quello che scende in piazza sabato è un movimento pacifico. I promotori dellamobilitazione indicano la non violenza come metodo.
Nessuno può garantire per altri... Che
a pagare siano i deboli ora lo
dice anche la Corte dei Conti.«E dice
anche che 60 miliardi l’anno, nel nostro
Paese, vengono portativia dalla
corruzione. Se sommiamo evasione fiscale, corruzione, fatturato annuo delle quattro organizzazioni più
potenti, arriviamo a 560 miliardi. Se la politica si fosse concentrata su questo,
avremmo più risorse per superare la crisi. Siamo ancora in tempo per farlo. È la proposta con cui Libera,
in particolare, scende in piazza. per
farlo. ... Giornata porte aperte dei beni confiscati
alle mafie e assegnati al riutilizzo sociale

la Lombardia
è la quarta regione per numero
di beni confiscati, che la provincia
di Milano contiene oltre la metà dei
beni confiscati di tutta la regione e
il solo comune di Milano a sua volta
metà di tutti quelli della provincia,
ben 282... il riutilizzo sociale
dei beni confiscati alle mafie, che è
diventata la legge 109 del 7 marzo
1996. Scoprire che associazioni, cooperative,
fondazioni hanno creduto
nel valore sociale di questa legge
e hanno raccolto la sfida... L’iniziativa prevede la visita di beni
confiscati alle mafie ora gestiti da
associazioni, cooperative e fondazioni
nei comuni di Milano, Sesto San
Giovanni, Paderno Dugnano, Garbagnate
e Corsico.
“Mafia e antimafia: il ruolo della società
civile e responsabile”.

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